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LESIONE DEI TENDINI DEL POLSO: APPROCCIO FISIOTERAPICO E RECUPERO FUNZIONALE

LESIONE DEI TENDINI DEL POLSO: APPROCCIO FISIOTERAPICO E RECUPERO FUNZIONALE
25 Luglio 2025

ANATOMIA E DEFINIZIONE DELLA PATOLOGIA

Il polso è un’articolazione complessa che consente movimenti fini e precisi della mano, essenziali per numerose attività quotidiane e lavorative. I tendini del polso, collegando i muscoli dell’avambraccio alle ossa della mano, permettono movimenti come la flessione, l’estensione, la deviazione radiale e ulnare, e la prensione. Questi tendini scorrono all’interno di guaine sinoviali che ne facilitano lo scorrimento riducendo l’attrito. Quando si verifica un’infiammazione o un danno a livello di queste strutture, si parla genericamente di tendinite o, più precisamente in caso di cronicizzazione, di tendinopatia. La condizione può coinvolgere uno o più tendini e, in alcuni casi, anche le guaine, generando un quadro di tenosinovite. Queste problematiche, se trascurate, possono evolvere in degenerazione tendinea, limitazione funzionale e dolore persistente.

CAUSE E FATTORI PREDISPONENTI

Le lesioni tendinee del polso si sviluppano frequentemente a causa di movimenti ripetitivi, sovraccarichi funzionali o posture scorrette mantenute a lungo. Le attività professionali e sportive che richiedono gesti ripetuti, come digitare al computer, usare attrezzi manuali o praticare sport di racchetta, rappresentano fattori di rischio significativi. Anche condizioni biomeccaniche alterate, come squilibri muscolari o un uso scorretto dell’arto superiore, possono predisporre allo sviluppo della patologia. Alcune sindromi specifiche, come quella di De Quervain, si manifestano soprattutto nei soggetti che compiono movimenti ripetuti di flesso-estensione e abduzione del pollice. In questi casi, è comune l’esordio del dolore dopo attività che richiedono forza di presa, come sollevare un bambino o stringere oggetti. Anche i cambiamenti ormonali, tipici del periodo post-partum, possono indebolire i tessuti tendinei rendendoli più vulnerabili.

SINTOMI CLINICI

Il dolore è il sintomo principale, di solito localizzato lungo il decorso del tendine interessato. Può essere di tipo acuto nei primi giorni, oppure sordo e persistente nei casi cronici. Il dolore tende a peggiorare con i movimenti del polso o del pollice e spesso compare durante attività comuni, come sollevare pesi leggeri o ruotare il polso. Nei casi più gravi, si accompagna a gonfiore, calore locale e limitazione funzionale, con difficoltà a eseguire anche semplici gesti quotidiani. In presenza di tenosinovite, può essere percepito uno scroscio durante il movimento o una sensazione di “scatto” tipica della sindrome di De Quervain. Alcuni pazienti riferiscono inoltre rigidità mattutina, debolezza nella presa e, talvolta, parestesie se vi è un interessamento dei nervi vicini, come nel caso della concomitante sindrome del tunnel carpale. La cronicizzazione dei sintomi comporta una progressiva riduzione della funzionalità del polso e della qualità della vita.

DIAGNOSI

La diagnosi si basa inizialmente su un’attenta anamnesi, durante la quale il professionista indaga l’esordio, la durata e le circostanze del dolore. L’esame obiettivo è fondamentale e comprende la palpazione dei tendini, la valutazione dell’escursione articolare e test specifici come il test di Finkelstein per la tendinite di De Quervain. Se i sintomi sono chiari e non vi sono sospetti di danni più gravi, l’imaging non è sempre necessario. Tuttavia, l’ecografia muscolo-tendinea è un valido strumento per visualizzare l’infiammazione, l’ispessimento delle guaine o eventuali lesioni parziali. Nei casi più complessi o resistenti al trattamento, può essere utile la risonanza magnetica per valutare con precisione la struttura tendinea e le condizioni dei tessuti molli circostanti. Una diagnosi precoce e accurata consente un intervento tempestivo, riducendo il rischio di cronicizzazione.

TRATTAMENTO CONSERVATIVO E RUOLO DELLA FISIOTERAPIA

Il trattamento conservativo rappresenta la prima linea di intervento e ha come obiettivo principale la riduzione del dolore, dell’infiammazione e il recupero della funzionalità del tendine. In fase acuta è utile il riposo funzionale, eventualmente supportato dall’uso di tutori che limitano i movimenti dolorosi, in particolare la deviazione radiale e la flessione del pollice. Il ghiaccio applicato localmente e i farmaci antinfiammatori non steroidei possono alleviare la sintomatologia nei primi giorni. Superata la fase infiammatoria, si avvia il percorso fisioterapico, che svolge un ruolo centrale nella gestione della patologia. La fisioterapia si articola in diverse fasi: inizialmente si utilizzano terapie strumentali come laser, tecarterapia, ultrasuoni o onde d’urto per favorire la vascolarizzazione, ridurre il dolore e stimolare i processi riparativi. In seguito si introducono esercizi attivi, dapprima di mobilizzazione dolce, poi di stretching e rinforzo muscolare specifico. La rieducazione funzionale, personalizzata in base ai gesti lavorativi o sportivi del paziente, è fondamentale per prevenire le recidive e ristabilire una corretta biomeccanica del polso.

ESERCIZI E RIABILITAZIONE PROGRESSIVA

La fase riabilitativa si concentra sul recupero della mobilità articolare, della forza e della coordinazione. Gli esercizi di flessione ed estensione contro resistenza, l’uso di palline morbide per la presa, le mobilizzazioni passive e attive del pollice, e i movimenti di prono-supinazione sono tra le attività più indicate. Il rinforzo muscolare viene eseguito in maniera progressiva, partendo da esercizi isometrici fino ad arrivare a movimenti eccentrici e concentrici con resistenza elastica o pesetti leggeri. Gli esercizi vengono eseguiti sotto supervisione per evitare sovraccarichi e assicurarsi che siano biomeccanicamente corretti. Vengono spesso integrati esercizi di controllo neuromuscolare, equilibrio e propriocezione, in particolare nei pazienti sportivi. È fondamentale educare il paziente all’autotrattamento con esercizi domiciliari e a riconoscere i segnali di sovraccarico. Il successo della riabilitazione dipende molto dalla costanza del paziente e dalla collaborazione tra fisioterapista e specialista.

PROGNOSI, PREVENZIONE E INTERVENTI INVASIVI

Se diagnosticata e trattata precocemente, la lesione tendinea del polso ha una buona prognosi, con un ritorno alle normali attività nel giro di poche settimane. Nei casi più avanzati o trascurati, la riabilitazione può richiedere alcuni mesi, ma resta comunque efficace nella maggior parte dei pazienti. La prevenzione è un elemento chiave: adottare posture ergonomiche sul luogo di lavoro, fare pause frequenti durante le attività ripetitive, rafforzare regolarmente l’arto superiore e migliorare la mobilità articolare sono strategie preventive efficaci. Qualora il trattamento conservativo fallisse dopo diversi mesi, si può valutare il ricorso a infiltrazioni di corticosteroidi per ridurre l’infiammazione. In ultima istanza, in caso di danni tendinei strutturali o di tenosinoviti resistenti, si ricorre alla chirurgia. L’intervento prevede generalmente la decompressione della guaina tendinea e viene seguito da un ulteriore percorso fisioterapico post-operatorio per il recupero completo.

CONCLUSIONE

Le lesioni dei tendini del polso rappresentano una condizione frequente ma spesso sottovalutata, che può limitare significativamente le attività quotidiane e lavorative. Una corretta diagnosi precoce, un approccio conservativo mirato e un trattamento fisioterapico ben strutturato sono fondamentali per il recupero della funzionalità articolare e la prevenzione delle recidive. La collaborazione tra medico, fisioterapista e paziente è essenziale per ottenere risultati duraturi. L’educazione al movimento corretto, la rieducazione posturale e l’inserimento graduale alle attività sportive o professionali sono parte integrante del successo terapeutico e della qualità della vita a lungo termine.

DOTTOR FEDERICO MARUOTTI / Fisioterapista – Osteopata – Posturologo – Esperto In FSC

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